La fatica di chi non procrea



Immagine da wakeupnews.eu


Una delle mie letture di settembre è stato il romanzo di Tiziana Cazziero che si intitola: "E tu quando lo fai un figlio?", edito da Rizzoli YouFeel. Racconta la storia di Luisa e Leonardo, una coppia giovane, bella, di successo che però lotta contro l'infertilità. È un libro che affronta un argomento delicato con cognizione di causa ma anche con ironia e dolcezza. Insomma una lettura che consiglio sia a chi si trova a vivere un'esperienza come quella dei protagonisti ma anche a coloro i quali non hanno idea di che cosa si passi, si sacrifichi e si soffra nella ricerca di un figlio che non vuole arrivare.
Le coppie come Luisa e Leonardo sono però socialmente supportate, hanno comprensione perché affrontano un percorso difficile ed impervio, che mette a durissima prova la tenuta della coppia è che, di per sé e giustamente, provoca sentimenti di solidarietà.
Cosa che non accade a tutte quelle coppie che non parlano dei motivi che le hanno spinte a non avere figli ma che non procreano e neppure tentano il percorso dei protagonisti del romanzo di Tiziana Cazziero, perché non servirebbe a nulla, oppure perché, semplicemente, hanno scelto di non avere figli per mille motivi diversi.
Di sicuro tutte si sentono ripetere allo sfinimento la famosa frase: "Ma quando fate un bambino? Il tempo passa! Poi ve ne pentirete! Non si può essere egoisti: i figli sono tutto!".
Vogliamo poi parlare delle terribili frasi dedicate esclusivamente a noi donne? Scempi come: "Ehi, ma non lo senti il ticchettare dell'orologio biologico? Non sarai mai completa se non diventerai madre!".
"Ma non è possibile non senta l'istinto materno: dice che i bambini non le piacciono ma per me è sterile probabilmente". E ancora: "Non sente il desiderio di maternità perché non sta con l'uomo giusto." e tante altre idiozie e cattiverie di questo tipo.
Nessuno pensa mai alla fatica di chi non procrea... Mai. Decidere, per qualsiasi motivo, di non avere figli ha una serie di conseguenze, a livello di "giudizio sociale", abbastanza stressanti a cui nessuno presta mai attenzione. Perché il focus è sempre e solo su chi i figli li ha. 
Ad esempio una coppia senza figli non assume mai lo status di famiglia: agli occhi della società si è sempre una coppia di fidanzati che si è impegnata un po' di più perché vive sotto lo stesso tetto. E invece no, anche noi coppie siamo famiglie, siamo un nucleo composto da due persone perciò una famiglia. 
Voi figlidotati non vi accorgete che il tempo di noi figliprivi ha un valore relativo spesso e volentieri ai vostri occhi. Quante volte mi sono sentita dire: "Ma una volta che avete finito di lavorare, cosa avete da fare di impellente che non possa essere rimandato?". Ovviamente puoi averne pure un'infinità di impegni ed esserti programmata la giornata in un certo modo ma a pochi interesserà, più spesso le persone, familiari ed amici, si sentiranno in diritto di decidere che puoi rimandare un impegno, o che puoi cambiare i piani: "Tanto non hai figli...".
Non è il mio caso, per fortuna, ma ho amiche e conoscenti senza figli che non riescono a sdoganarsi completamente dallo status di "figlia che vive con mamma e papà", anche se con mamma e papà non vivono più da anni. In virtù di questa curiosa teoria, vengono trattate come individui non in grado di badare a se stesse e tanto meno al proprio compagno/marito, o a una casa. Devono costantemente reclamare con forza la loro indipendenza, dimostrare che sono in grado di farcela da sole, che non hanno bisogno di essere imboccate, consigliate e soffocate ad ogni movimento. Alcune sono arrivate a togliere le chiavi della propria casa alle madri e alle suocere per cercare di recuperare un po' di sanità mentale. 
Questo ad una coppia con figli non capita. Certo, capita di subire fastidiosissime ingerenze nell'educazione dei figli ma nessuno metterà mai in dubbio la loro capacità di provvedere a sé stesse, nessuno tratterà mai dei genitori come eterni sedicenni. Perché hanno generato, semplicemente per questo.
L'accusa, velenosissima e senza fondamento, che più frequentemente viene mossa alle coppie che, per qualche motivo che non sia l'infertilità, decidono di non avere figli è quella di essere egoisti. Ma a voi chi accidenti ve l'ha detto che per non essere egoisti basta dare la vita? Scendete dal piedistallo perché procreare è un atto d'amore ma, molto spesso, anche di egoismo. Dietro c'è sempre e comunque la necessità di appagare un bisogno primario, quello di una discendenza, oppure la paura di non aver nessuno che badi a noi in vecchiaia, o lasciare in qualche modo la nostra impronta nel mondo e queste sono le motivazioni più ataviche e più genuine. Altri procreano per il semplice fatto che ci si aspetta che lo si faccia, altri perché sicuri che un figlio sistemerà i problemi della coppia, oppure arrivano ad una gravidanza per sbaglio, irresponsabilità e leggerezza, il che non li rende esattamente altruisti. 
Spesso le coppie che decidono di non avere figli lo fanno per ragioni ben precise a cui magari non pensereste mai, come la paura di non essere all'altezza o un passato familiare difficile. 
Poi ci sono quelle coppie che hanno problemi di malattie ereditarie, genetiche, con familiarità che le spingono con estremo altruismo a negarsi la gioia di avere un figlio per non incorrere nel pericolo di portare al mondo un infelice. Questo lo chiamate egoismo? Avete idea del vuoto con cui siamo costretti a convivere? Un vuoto che non può essere riempito ma che non ci rende meno uomini o meno donne di voi che i figli li avete. Anche il nostro è un atto d'amore, un enorme atto d'amore. Ed è difficile vedere ogni amica, sorella, fratello, collega, vicino/a di casa diventare genitore, mentre tu resti sempre allo stesso punto. Certe volte ci vuole uno sforzo enorme per cacciare indietro quella punta di amarezza e, forse, anche di invidia e gioire sinceramente per le persone a cui vogliamo bene. Avete idea, voi che avete avuto figli senza quasi pensarci, della fatica che si fa, a volte, a tenere a bada lo stramaledetto orologio che non fate altro che sbatterci in faccia, mentre siamo bombardati di articoli su quanto è bello, difficile, straordinario fare il genitore, su come abbiate scoperto voi stessi solo una volta che avete avuto un figlio, sulla pazzesca diatriba sull'allattamento e sul babywearing? La riuscite a pensare la rabbia che ti divora ogni volta che abbandonano un bambino, o che leggi di maltrattamenti? No, non ne avete idea però, spesso e volentieri, vi permettete di emettere sentenze senza appello contro chi non segue il vostro stesso percorso di vita.
Smettetela di dire che sublimiamo la mancanza di figli con cani e gatti! E' una roba che mi manda in bestia, è un insulto alla mia intelligenza e alla mia sensibilità.
Sicuramente ci sono persone che scelgono di non procreare perché vivrebbero la genitorialità come una limitazione della propria libertà e ci sono persone a cui non piacciono i bambini, se non a piccole dosi. Questo le rende agli occhi dei più persone disadattate, nel migliore dei casi strane e un po' pazze. E invece no: sono solo persone che conoscono profondamente loro stesse e decidono di non fare una cosa solo perché socialmente altri se lo aspettano. 
Vi do una notizia: si può essere felici ed avere una vita piena ed appagante anche senza figli. La maternità e la paternità non sono meriti o punti di arrivo, semmai sono punti di partenza di un percorso che si decide di fare, come si decide di seguire una carriera o una passione. Si chiama libero arbitrio ed è questo il dono più grande che abbiamo. Smettete di giudicare ciò che non conoscete perché noi figliprivi non vi chiediamo perché li fate i figli, perciò non siamo tenuti a darvi le nostre ragioni e soprattutto basta giudicare ciò che non conoscete davvero. Siamo stanchi di essere giudicate, non riconosciute e, a volte discriminate a livello sociale per la nostra scelta, scelta che deve essere ponderata molto più di molte altre, forse anche più della decisione di diventare genitore, perché devi essere ben sicuro che non avrai rimpianti e che saprai essere felice anche con quella rinuncia.
Il rispetto gioverebbe davvero a tutti e non siete onnipotenti in quanto genitori, pensateci la prossima volta che giudicherete una coppia senza figli. 


Se siete interessati a leggere il bellissimo romanzo di Tiziana Cazziero, vi lascio di seguito i link per acquistarlo:




Commenti

  1. Esattamente come scrivi, essere considerati sempre disponibili e sacrificabili perché tanto non hai figli, quindi non hai impegni!E poi le neo mamme...Signore sembra siano capaci solo loro di partorire, come se non fossero solo 4 milioni di anni che le femmine degli ominidi lo fanno...

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    1. Purtroppo non avere figli, qualsiasi sia la ragione, precipita la coppia in un cliché per cui non ha nulla di irrinunciabile da fare, tutto modificabile e ripianificabile. Dovrebbe esserci un grosso cambiamento a livello sociale e culturale.
      Grazie per il commento e a presto!

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  2. Non ho letto il libro, ma mi ritrovo un po' nella tua descrizione, solo che essendo uomo la pressione è minore, quasi inesistente, ma la consapevolezza di non avere ancora messo al mondo un "erede"ogni tanto fa capolino nei miei pensieri...

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    1. La pressione che viene fatta sulle donne è davvero pesante, difficile da gestire in alcuni momenti in cui si è più fragili. Per una donna l 'argomento maternità è sempre e comunque difficile e tocca corde emozionali profonde.

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  3. Voglio stampare e appendere sulla parete questo articolo.

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    1. Grazie Alessia, arrivare al cuore delle persone è la ragione per cui scrivo. La condivisione delle emozioni e delle esperienze è uno dei mezzi per rendere migliore questo mondo. A presto!

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  4. Articolo molto interessante! Arrivare a comunicare attraverso le parole i disagi e le esperienze delicate e personali di una vicenda simile non è semplice, far comprendere il dramma a chi non ha conosciuto questi problemi è una dote. il problema è reale e sicuramente non va affrontato con gli stupidi slogan del fertilty day che sono stati proposti dal ministero tempo fa. Per me sensibilizzare è quello che hai fatto tu con questo articolo e che ha fatti Tiziana con il suo libro, che ho letto e apprezzato! Continua così, in bocca al lupo Maria Grazia <3

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    1. Grazie mille per il tuo commento, Ilaria! Sono perfettamente d'accordo con te che l'unico modo per sensibilizzare su certi argomenti, far vedere altre prospettive, provare ad abbattere preconcetti che nuocciono solo alle persone e non portano a nulla, sia quello di parlarne utilizzando ogni mezzo. Grazie per avermi letta!

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    2. E poi ci sono i figli.. quelli mai voluti e neppure pensati, quelli che sono frutto dell'ambizione di riuscire a procreare, quelli che non sanno se una famiglia sia definita da una coppia o da una coppia più bambini perché non sanno proprio cosa significhi appartenere a un'idea. Ridimensiona parecchio la questione, guardarla dalla parte dei figli. E lo possiamo fare perché tutti lo siamo

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  5. Preciso che il profilo è di mio marito ma ho scritto io grazie
    Fiorella

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    1. Grazie per il commento e per la precisazione, Fiorella. Il tuo intervento è senz'altro molto interessante e vero. Ho la sensazione che sia stato generato da una persona che ha vissuto da vicino la situazione che descrive. Sarebbe davvero interessante e anche importante indagare anche questo punto di vista. Grazie davvero per il tuo contributo!

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  6. "In prima persona" si puo' trasformare in "dalla parte del bambino". Bisognerebbe chiudere gli occhi, non ascoltare frasi fastidiose e chiedersi come si immagina la propria vita, con figli o senza figli? A quel punto dal profondo di noi la risposta se è sì coinvolge già il bambino che pensiamo. E più che farlo, procrearlo, produrlo ecc viene in mente come crescerlo, come educarlo, come amarlo. Perché l'egoismo si supera solo mettendosi dalla sua prospettiva. Non mi piace parlare di fertilità/infertilità. . Siamo fertili se capaci di aprirci ai figli che verranno. Per quanto mi riguarda, un figlio che è arrivato da lontano ma era gia'con noi da sempre, non e' un ripiego, non ha riempito un vuoto ma ha completato un'idea. Via le domande inopportune ma via anche alle provette solo per dire "è figlio mio". Fiorella

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  7. "In prima persona" si puo' trasformare in "dalla parte del bambino". Bisognerebbe chiudere gli occhi, non ascoltare frasi fastidiose e chiedersi come si immagina la propria vita, con figli o senza figli? A quel punto dal profondo di noi la risposta se è sì coinvolge già il bambino che pensiamo. E più che farlo, procrearlo, produrlo ecc viene in mente come crescerlo, come educarlo, come amarlo. Perché l'egoismo si supera solo mettendosi dalla sua prospettiva. Non mi piace parlare di fertilità/infertilità. . Siamo fertili se capaci di aprirci ai figli che verranno. Per quanto mi riguarda, un figlio che è arrivato da lontano ma era gia'con noi da sempre, non e' un ripiego, non ha riempito un vuoto ma ha completato un'idea. Via le domande inopportune ma via anche alle provette solo per dire "è figlio mio". Fiorella

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