Il parto rubato





"Questa non è una versione oggettiva della storia, perché questa è la mia verità. Ero molto confusa, debole, dolorante nel momento più fragile della mia vita. Questa è la MIA verità, la mia percezione che può essere raccontata solo da me perché non c'era nessuno, quella notte, a sostenermi, a parlare in mia tutela, a rendersi conto di cosa succedeva... Mi ero informata molto durante la gravidanza per non perdere il briciolo di controllo che una donna può avere su un'esperienza incontrollabile come il parto e, invece, mi sono sentita sola, discriminata, presa in giro, insultata e sequestrata...".
Chiara ed io siamo amiche da una vita, dai tempi della quarta ginnasio. Come spesso accade, le nostre vite hanno per molti anni preso strade diverse, non per liti o altro, ma solo per quel naturale percorso che porta la maggior parte delle persone che si conoscono in giovanissima età a separarsi mantenendo però un bellissimo ricordo di quegli anni.E' stato bello ritrovarla qualche anno fa e scoprire quante avventure aveva vissuto. Soprattutto fu bellissimo quando annunciò di essere incinta. Ho seguito a distanza, non emotiva solo geografica, tutta la gravidanza di Chiara che fu meravigliosa: era felice, raggiante e, come spesso accade alle donne incinte, più bella che mai. Ero contenta per lei, se lo meritava di vivere una gioia così potente ed ero certa che quella creatura avrebbe cambiato, migliorato e stravolto la sua vita che, in quel momento, necessitava davvero di un cambiamento radicale. Eppure le righe che avete letto in apertura del post sono sue.
E' l'incipit di una lunga lettera in cui Chiara mi racconta della nascita della sua Eva, una lettera che, potete ben intuire, è tutt'altro che piena di gioiosi sentimenti ed immagini del momento forse più bello della vita di una donna. E' così che sono entrata in contatto con il mondo della "violenza ostetrica". Pensavo, forse speravo, che Chiara fosse un caso isolato  ma in questi mesi ho ascoltato le storie di tante donne che hanno vissuto la terribile esperienza di Chiara, anche peggiori della sua.

Ma andiamo per gradi e iniziamo ad inquadrare cos'è la violenza ostetrica.
Cito, direttamente dal sito dell'Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia, l'articolo 15(13) della Ley Orgànica sobra el Derecho de la Mujeres a una Vida Libre de Violencia che definisce violenza ostetrica l' “appropriazione del corpo e dei processi riproduttivi della donna da parte del personale sanitario, che si esprime in un trattamento disumano, nell’abuso di medicalizzazione e nella patologizzazione dei processi naturali avendo come conseguenza la perdita di autonomia e della capacità di decidere liberamente del proprio corpo e della propria sessualità, impattando negativamente sulla qualità della vita della donna”. 

L'OMS indica i trattamenti irrispettosi e abusanti durante il parto nella strutture ospedaliere nella dichiarazione "La prevenzione ed eliminazione dell'abuso e della mancanza di rispetto durante l'assistenza al parto presso le strutture ospedaliere" e le cito sempre dal sito dell'Osservatorio:

  • l’abuso fisico diretto,
  • la profonda umiliazione e l’abuso verbale,
  • le procedure mediche coercitive o non acconsentite (inclusa la sterilizzazione),
  • la mancanza di riservatezza,
  • la carenza di un consenso realmente informato,
  • il rifiuto di offrire un’adeguata terapia per il dolore,
  • gravi violazioni della privacy,
  • il rifiuto di ricezione nelle strutture ospedaliere,
  • la trascuratezza nell’assistenza al parto con complicazioni altrimenti evitabili che mettono in pericolo la vita della donna,
  • la detenzione delle donne e dei loro bambini nelle strutture dopo la nascita connessa all’impossibilità di pagare
  • adolescenti, donne non sposate, donne in condizioni socio-economiche sfavorevoli , donne appartenenti a minoranze etniche, o donne migranti e donne affette da l’HIV sono particolarmente esposte al rischio di subire trattamenti irrispettosi e abusi.
Probabilmente, se vivete nella meravigliosa ignoranza in cui mi trovavo io prima di imbattermi in questo mondo di orrore, starete pesando che questa è roba da Terzo Mondo e che in Italia non succedono cose simili, perché abbiamo ospedali specializzati, ottime strutture ed il parto è per tutte un'esperienza meravigliosa. No, non è così, purtroppo e se non siete pronti a leggere di veri e propri abusi su donne partorienti e sulle conseguenze che questi abusi hanno sull'instaurarsi della relazione madre-bambino e sull'allattamento, smettete di leggere questo post.


"Dopo un pomeriggio passato con le contrazioni ma, serenamente. in piscina e poi a casa, mi sono recata in ospedale solo quando iniziarono ad essere regolari, ogni 5 minuti. La mia ginecologa mi diede queste indicazioni ed io le seguii alla lettera. Quando arrivai in ospedale il medico dell'accettazione disse che ero dilatata di 2 cm... Da quel momento è iniziato l'incubo. Per prima cosa hanno mandato via il mio compagno, nonostante al corso pre parto mi avessero assicurato che avrei potuto avere con me una persona di mia scelta durante il travaglio. Mi hanno risposto che sarebbe stato possibile dopo l'epidurale ma io non volevo l'epidurale. Allora venni schernita con un "vedremo" e accompagnata in camera da sola, di notte, al mio primo parto. Cercai di mantenere la calma, di stare tranquilla e di godermi quel momento irripetibile, assecondando il mio corpo e mia figlia. Alle 2:30 del mattino chiesi di essere visitata perché le contrazioni erano ravvicinate a distanza di un minuto. L'ostetrica in turno quella notte era arrabbiata perché si era dovuta alzare e, alla visita, sempre secondo lei, la situazione era immutata. Provai a spiegare che non era così, lei urlò e mi disse di spegnere il cellulare perché interferiva con i macchinari, cosa assolutamente falsa ma lo scoprii in seguito. Una volta attaccata al monitoraggio, l'ostetrica venne smentita e le mie erano vere contrazioni. A quel punto chiesi di tornare in camera, dove avrei potuto continuare a seguire il mio corpo e a cercare le posizioni per me più adeguate, dove avrei potuto bere e mangiare se ne avessi avuto voglia. Ma l'ostetrica disse di no. Disse che dovevo rimanere lì, attaccata al monitoraggio, con il cellulare spento, senza poter dire al mio compagno dove mi trovassi e legata ad un lettino, costretta nella stessa posizione... Protestai, persino le infermiere che mi avevano portato lì cercarono di aiutarmi, ma fu tutto inutile..." 

E' più che evidente che ciò che stava succedendo a Chiara durante il suo travaglio fosse una cosa del tutto sbagliata e abominevole, basta il buon senso per arrivarci ma, in realtà, ci sono le linee guida dell'OMS sul parto che mettono nero su bianco che Chiara ha subìto violenza.

Nel dettaglio, l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) afferma che sono da evitare:


  • il clistere,
  • la depilazione,
  • la somministrazione routinaria di ossitocina per accelerare il travaglio,
  • la rottura delle membrane,
  • la posizione obbligata durante travaglio e parto,
  • il digiuno e il divieto di bere,
  • l'episiotomia (taglio del perineo),
  • la manovra di Kristeller (ovvero le spinte sulla pancia),
  • il taglio precoce del cordone e la separazione della madre e del neonato dopo il parto.
Purtroppo ognuno dei punti sopra viene abitualmente applicato nei protocolli dei nostri ospedali e, non solo, secondo una rilevazione statistica di Optibirth sui parti del 2015 nel nostro Paese, il 34,1% dei bambini è nato con parto cesareo. E' un numero impressionante e, se si fa ricerca, o si ascoltano direttamente le mamme, viene fuori una realtà ancor più sconcertante: la grandissima parte dei cesarei sono fatti senza nessuna reale motivazione che impedisse un parto naturale. La maggior parte di quelle nascite avviene con un cesareo a cui la madre arriva terrorizzata e dopo aver subito violenza ostetrica. Molti sono parti successivi ad un primo cesareo a cui viene negata, a prescindere, la possibilità di un vbac (vaginal bith after cesarean), possibilità che invece non dovrebbe essere negata, poiché non ci sono reali evidenze scientifiche che ci sia un incremento di rischio per la mamma e per il bambino.
Anche Chiara, dopo un travaglio di 9 ore, sempre sola e costretta nella stessa posizione, senza poter bere o mangiare, dopo aver acceso di nascosto il cellulare e sussurrato come una reclusa al suo compagno di cercarla e portarla via di lì, ha subito un cesareo d'urgenza per una presunta sofferenza della bambina (stiamo ancora aspettando la cartella clinica).

"Alle 9 del mattino è nata Eva... L'ho vista due secondi e poi non l'ho più vista, fino al giorno dopo dal vetro. Li ho pregati di portarmela, di lasciarmi andare da lei ma me l'hanno negato. Non mi hanno fatta né bere, nè mangiare dopo il cesareo, non mi hanno dato un antidolorifico, non mi hanno dato nessuna informazione. Quando ho rivisto mia figlia avevano iniziato ad allattarla con il biberon e questo ha rovinato inesorabilmente il processo di allattamento al seno. Quando chiesi aiuto, perché era la mia prima figlia e non sapevo bene che fare, mi misero la piccola fra le braccia e mi dissero che avrebbe fatto tutto lei. Ma non fu così: Eva cercava e trovava il capezzolo ma faticava molto a ciucciare perché il capezzolo per lei era troppo grande e prendendo spesso il biberon si adattava ancora meno. Io ero debole, inconsapevole, spesso mi fidavo di quello che mi dicevano e, se provavo a mettere in discussione l'aggiunta, mi parlavano in modo violento e mi facevano sentire in colpa nei confronti di mia figlia. Non avevo nemmeno considerato che l'allattamento potesse essere problematico, credevo avrei partorito naturalmente, credevo l'avrei attaccata subito ma, grazie a questo inizio sbagliato, ho dovuto tirarmi il latte per 10 mesi perché Eva 'usava' il seno solo per addormentarsi o rilassarsi ma per mangiare voleva solo il biberon...." 

Voi lo sentite il dolore in queste righe? Io lo sento con una potenza inaudita e l'ho sentito in tante altre donne che ho avuto l'onore di conoscere ed ascoltare in questi mesi grazie ad "Innecesareo", associazione che si occupa proprio di violenza ostetrica e di supporto a tutte le donne vittime che vogliono un secondo parto, però rispettato.
Attraverso di loro, ho potuto conoscere davvero l'universo della violenza ostetrica, quante stupidaggini la persona media ed ignorante sul tema, come me, ha in testa e di quanto non abbiamo idea delle conseguenze devastanti che una simile esperienza ha per una donna. La cosa che mi ha colpita di più è il tremendo senso di colpa che le accompagna, tutte quante, nessuna esclusa. In colpa per cosa, vi domanderete? Per non aver lottato, per essersi fidate troppo, per non essersi informate abbastanza, per aver ceduto alla paura, per non aver protetto i loro bambini. Io ero angosciata di fronte alle loro risposte. Perché sentirsi anche in colpa dopo aver subìto un trattamento del genere? E' evidente che nessuna di queste madri ha minimamente colpa di nulla ma, con i mesi e grazie alla loro pazienza nel rispondere alle mie domande, ho capito. Ho capito che quell'esperienza di violenza in un momento che dovrebbe essere affidato solo alla Natura, se non in casi eccezionali, ha irrimediabilmente compromesso l'interezza del loro mondo interno, della loro autostima, della loro percezione di poter essere buone madri. E ci vuole tanto tempo per poter comprendere che tutto quello che gli è accaduto non ha che vedere con le loro capacità genitoriali ma che loro sono le vittime. Ci vuole molto supporto. Ci vogliono cambiamenti radicali nella società, nel modo di pensare e vivere la maternità. perché non illudetevi che noi "esterni" non c'entriamo nulla, non abbiamo responsabilità. Le abbiamo eccome! Le abbiamo ogni volta che qualcuno vicino a noi subisce un episodio di violenza ostetrica, o un cesareo non necessario e la liquidiamo con: "vabbè, ma l'importante è che il bambino e tu stiate bene, no? , oppure quando facciamo loro pesare le difficoltà nell'allattamento, quando chiudiamo gli occhi di fronte alla loro stanchezza ma sopratutto al loro dolore. Tutte le volte che non le supportiamo ma, anzi le giudichiamo con frasi tipo: "Le donne oggi non sanno nemmeno più partorire.". Non è vero, le donne vogliono disperatamente partorire, con i loro modi, con il loro tempi, rispettate, con rispetto del loro bambino, potendo seguire quel potente sapere atavico che è dentro ognuna di noi. Vorrebbero protocolli ridotti al minimo, senza essere messe alla mercè di personale sanitario diecimila volte durante il travaglio, con cesarei che siano davvero fatti in situazioni di emergenza e non perché non c'è tempo, non ci sono letti, non ci sono disponibilità varie. Non per biechi interessi economici. 
Verena Schmid nel suo bellissimo "Venire al mondo e dare alla luce" scrive: "Questa comprensione si sta perdendo oggi. Sempre più difficilmente si riesce a dare un senso al partorire, al dolore, al processo del diventare madre. Le apparenti scorciatoie offerte, quali l'epidurale, il taglio cesareo. il parto medicalizzato sono, come dice Adrienne Rich, 'una moderna trappola' per la donna e il bambino sani e, oltre ai danni alla salute a breve e lungo termine, li allontanano dal contatto con se stessi e dalla possibilità d sentire. Tolgono il piacere, l'antidepressivo per eccellenza, le endorfine. Ledono il legame unico vero terreno per poter fiorire. Tutta la nostra società ne soffre. Le difficoltà nei legami ci rendono inquieti ed infelici" 
Nathanielsz scrive,invece, nel 1998: "Recenti ricerche forniscono prove convincenti che la salute di cui godiamo durante tutta la nostra vita è determinata in buona parte dalle condizioni del nostro sviluppo in utero. Il modo in cui siamo entrati nella vita rappresenta il fattore principale di come la viviamo. Ognuno di noi, non solo le donne gravide, ha una responsablità verso gli individui delle generazioni non ancora nate, il cui nome non sappiamo e i cui visi non abbiamo visto, per assicurare che le loro vite siano il più possibile sane e gratificanti".
Informiamoci donne, informiamoci sempre, sulle strutture, sui protocolli, su come dobbiamo essere informate, su quali sono le linee guida in materia di travaglio e parto, leggiamo libri, parliamo con altre donne che ci sono passate prima. E voi che avete vissuto la violenza ostetrica non tacete, urlate il vostro dolore, aiutate le altre donne a non vivere la vostra esperienza. Solo così interromperemo questa catena assurda di sofferenza, dolore, interventi chirurgici e soprusi. Solo parlandone si può cambiare questa realtà e renderci tutti, anche chi, come me non è genitore, meno ignoranti.
Il parto è un processo perfetto, il rilascio degli ormoni, il dolore, le endorfine in circolo, tutto è pensato e calibrato alla perfezione per iniziare una donna ad essere madre. Non facciamoci rubare questo dono. 

"Sei una donna. Sei dotata della capacità di concepire, di crescere, partorire e allattare un bambino e di crescere e rinfirzarti attraverso questo processo profondamente creativo. Il tuo corpo e la tua psiche sono costruiti per espandersi al punto da far emergere una nuova creatura da te ed accoglierla" (da "Venire al mondo e dare alla luce"). Non dimenticatelo mai.

Link utili:





Libri:

Verena Schmid, Venire al mondo e dare alla luce

Ibone Olza, Enrique Lerero Martinez, Il parto cesareo. Solo se indispensabile, sempre con rispetto.



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Commenti

  1. Quanto mi rivedo nelle parole di questa mamma! Anche io, indotta e fatta rimanere "legata" su un lettino al monitoraggio PER ORE!!! ovviamente non c'era mai dilatazione ma come è accaduto alla mamma di cui si parla qui, le contrazioni arrivavano ogni MINUTO!!! e dopo aver penato ore, aver subito un taglio cesareo, aver camminato gobba (per un mese!) da quando per la prima volta ho cercato di tirarmi sù dal letto mentre mi mancava il respiro dal dolore (non sto qui a descruverlo) ho dovuto anche ascoltare una infermiera IGNORANTE E CATTIVA che alla mia compagna di stanza che aveva avuto il naturale diceva "Hai fatto il parto naturale? Ah, allora sei stata brava!". Una PUGNALATA! Come se io FOSSI STATA UNA DONNA INCAPACE. Menomale che non mi sono fatta condizionare da quella subdola frase perché dalle mie parti O SEI VELOCE o ti tagliano loro la pancia, senza troppi fronzoli. Non hanno rispettato i tempi del corpo, non hanno avuto sensibilità e solidarietà (per tutto il tempo delle mie contrazioni ero SOLA!!! Nessuno si è degnato di chiedermi come stessi, venivano solo a rovistare ogni tanto. L'umanità non è per tutti e decisamente certa gente non so come si ritrovi a fare certi mestieri!

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