Alter Ego






"Mi riconosci? Sono Te. E nemmeno Te troppo tempo fa, sono ciò che eri nemmeno dieci anni or sono. Allora, ti ricordi? Ah, lo vedo dal tuo sguardo, non puoi ingannarmi, io sono te: certo che ti ricordi.
Mi guardi con compassione, adesso, con dolcezza. Dov'è la rabbia? Sembra svanita... Al suo posto, cosa vedo? Consapevolezza? Oh mio Dio, sei cresciuta così tanto?
Mi vorresti accarezzare, abbracciare ma no, io non voglio, non te lo permetto! Io sono il tuo dolore, io sono le tue paure, io sono la parte sola di te, quella a cui hanno ucciso un sogno. E tu, tu cosa hai fatto? Hai osato rimboccarti le maniche, affrontare la tempesta, lasciare aperto il cuore dopo quello che ci hanno fatto! Mi hai lasciata indietro.
Hai presente le sliding doors? Beh, io sono ciò che saresti diventata, se non avessi preso quella decisione quella notte, se non avessi spezzato le catene, se non lo avessi lasciato andare, come aveva deciso.
Ricordi quando eri sola a badare a lui, a te stessa, a nascondere la verità, a far credere al mondo la più grande menzogna che tu abbia mai detto? Io sono te, quella che un giorno d'estate ha indossato uno splendido abito da sposa, che è andata all'altare e ha pronunciato quelle promesse con il cuore puro di chi crede che sarà per sempre, che ha percepito l'ombra del fallimento già al ritorno del viaggio di nozze, ma ha chiuso gli occhi. Li ha chiusi quando lui, improvvisamente, sentiva la mancanza della famiglia, quando il suo umore, con lo scorrere dei mesi e poi degli anni, diventava sempre più nero, stressato, quando imponeva sempre più ristrettezze in casa e a te, a te che lavoravi dentro e fuori le mura di quell'appartamento che avevi pensato nel dettaglio perché fosse il vostro nido, a te che spendevi qualsiasi cifra pur di vederlo felice. Ricordi le innumerevoli serate passate in solitudine, senza scambiare una sola parola, in quel silenzio assordante, dove il rumore dei piatti, delle posate e le voci degli attori di "Un posto al sole" rimbombavano ferendoti a morte? Odio "Un posto al sole" e lo odi pure tu, nonostante ti faccia bella di esserne venuta fuori dal nostro dolore.
Ricordi quante settimane, mesi ed anni hai passato a fissare una nuca che giocava alla playstation? E il dolore di dover chiedere un abbraccio? Non sesso, no, un semplice abbraccio. E gli appunti al tuo aspetto fisico, cambiato dal cortisone e dalle terapie, appunti che distruggevano la tua autostima giorno per giorno? Quante lacrime abbiamo pianto, quante... E la tua ostinazione a voler continuare a fingere con tutti che tutto andasse bene, la tua ostinazione nel convincerti che era colpa tua, della malattia, che avresti sistemato tutto una volta fossi stata meglio. Hai mentito persino ai medici! Perchè per educazione, o per tua natura, non potevi permetterti di essere fragile, di crollare, di fallire il MATRIMONIO. E figurati, saresti morta piuttosto. Era sacro, perchè ci avevi creduto tutta la vita e perchè tu ti eri imposta di essere "quella perfetta". Beh, guardami bene, perchè la tua mania di perfezione ha generato me. Io sono il tuo assurdo desiderio di essere ciò che, nella tua mente, gli altri desideravano tu fossi. La tua assoluta sordità quando, da dentro, mentre ti guardavi allo specchio, io ti urlavo: "Ma è davvero questa la vita che vuoi?". Tu ricacciavi indietro le lacrime e finivi di pettinare i capelli, sorridevi allo specchio con il sorriso finto che facciamo noi donne quando mettiamo il blush sulle guance e ricominciavi la commedia. Meglio la tragedia.
Finchè, una notte, lui se n'è andato. Ed è iniziata la caduta. Non potevi più recitare, adesso eri di fronte alla tua peggior paura, neppure la malattia ti aveva spaventata tanto, avevi il cuore a pezzi. Avevi detto: "mai più nessuno avrà il meglio di me, mai più.".
Non hai mai più finto di essere forte quando non ce la facevi, da allora. Non hai più mentito da allora. Non hai mai più seguito le aspettative di nessuno. Sei diventata egoista, nel senso buono del termine. Hai imparato che chi ti ama, ti ama imperfetta. Hai imparato che tua madre e tuo padre ti ameranno scaratterata, malata, pazza, come ti amavano "perfettina da manuale". Perchè il loro è di quegli amori che mica passano.
Dopo quasi un anno dall'abbandono hai ricominciato a lavorare e hai incontrato persone che ti hanno ridato fiducia, che non hanno aspettative su di te, che semplicemente ci credono in te.
E' stato allora che mi hai lasciata... E' stato allora che hai ricominciato a credere che per te ci fosse una sliding door e che, magari, un giorno l'avresti oltrepassata. E l'hai fatto, insieme ad A., a cui hai aperto il cuore di nuovo, ti ha accompagnata a scoprire che amore non è solo dare ma anche ricevere, ti ha aiutata a capire che tanto lavoro lo dovevi fare su te stessa per liberarti del tutto dal passato. Dovevi riconoscere i tuoi errori, meditarli e risolverli. Soprattutto, questo l'hai capito da sola , ti dovevi perdonare e, quando l'hai fatto, mi hai lasciata sola, al freddo, con la mia rabbia, il mio dolore, la mia voglia di rivalsa. Non erano più nostre, erano solo mie.
Ti guardo, carissima me, e vedo una donna consapevole, serena ed indipendente. Ne hai fatta di strada, ne hai imparate di cose, su di te e sugli altri. Ti sei perdonata e hai perdonato, alla fine. Ti guardo e vedo una bella donna che dimostra meno della sua età fisicamente, che si prende cura di se, che si accetta e ha di nuovo autostima. Guardo i tuoi capelli lunghi e mossi: sorrido. Non li portavi mai così lunghi da "donna sposata", l'ultima volta che li abbiamo portati così avevi 18 anni. Adesso li guardo e mi sembrano un'affermazione prepotente e sfacciata della tua femminilità. Mi piacciono tanto, sai?
Io sto qui, dall'altra parte, nell'universo parallelo. Ancora ho freddo, freddo dentro.
Ma un consiglio te lo voglio dare: quando sentirai le tue paure prendere il sopravvento, la rabbia e l'amarezza per ciò che è stato ti avvolgeranno, o dubiterai di te stessa, beh, sorella mia, tu guardami in viso e parlami, non ricacciarmi indietro, ascoltami ed aiutami a riaddormentarmi, perchè adesso sei più forte tu."

Commenti

  1. Quanto son fiera di te, del fatto di conoscere la vera Maria Grazia, quella senza maschera. Le paure di 4 anni fa sembrano solo un lontanissimo ricordo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie di cuore di esserci stata durante tutto il percorso.

      Elimina
  2. E che dire,visto che ho vissuto una storia simile (fortunatamente non sono arrivata al matrimonio perché se ci penso forse oggi non sarei qui),sono orgogliosa di averti come amica e di conoscere giorno per giorno la persona che sei,e sono contenta che tu abbia riscoperto l'amore vero quello con la A maiuscola (la A in tutti i sensi) ��

    RispondiElimina
  3. Quanto dolore... quanta fatica e quanto lavoro. Ma ce l'hai fatta. E hai tanto da dare a chi ti sta accanto. La tua storia è una di quelle da ricordare quando ci si trova a pensare che non si ha la forza per ricominciare. Invece sì, si può sempre. Grazie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ci sono stati diversi momenti in cui ho creduto veramente che non ne sarei mai uscita, invece abbiamo dentro si noi risorse inaspettate e capacità di convertire la rabbia in qualcosa di positivo che sorprendono. Grazie a te e a presto!

      Elimina
  4. Grazie per aver condiviso ... Rileggo e rifletto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te per aver dedicato un pò del tuo a tempo a leggermi.

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Il parto rubato

Viaggio fra gli Autori emergenti: Episodio 2- Manuale di fisica e buone maniere di Daniele Germani

Fenomenologia della donna pendolare