Bruxelles: città ferita ma immensamente viva




Foto: pAnaMa



Io ed A. siamo partiti per Bruxelles a metà aprile, qualche settimana dopo gli attentati del 22 marzo. Avevamo programmato questo viaggio da diverso tempo e lo aspettavamo con ansia, quando gli attentati che sconvolsero la capitale d'Europa, ci colpirono come un pugno nello stomaco. Per A. era come se avessero colpito casa perché Bruxelles è il luogo dove ha passato anni della sua infanzia ed adolescenza. 
Inutile essere ipocriti: abbiamo pensato se partire o no nei giorni successivi. Per quanto ci si sforzi, la violenza con cui quei bastardi dell'Isis colpiscono mette paura, anche a due viaggiatori provetti come noi. Tutte le volte che accade un evento terroristico, mi sale inesorabilmente un pensiero, sempre lo stesso: "E noi, quando?". Mi accorgo che non sono la sola, che tutti, chi più chi meno, facciamo questo pensiero ed è proprio a questo che vogliono portarci: alla paura sottile, avvolgente, continua. Quella che ti fa impazzire, che ti paralizza, che paralizza i genitori che non mandano più in gita i figli. Ai miei tempi la gita dell'ultimo anno delle scuole superiori era sempre all'estero. E non era un appuntamento che si poteva mancare, salvo casi particolari, s'intende. Oggi sento tante madri che faticano a mandare i figli anche in gita in treno o in bus a pochi chilometri di distanza perché: "Metti che succede qualcosa? Non siamo più al sicuro da nessuna parte...". Così molti ragazzi perdono esperienze di vita estremamamente formative, nonché divertentissime.
Come dicevo, però, per qualche giorno l'incertezza ha colpito anche noi, forse aiutata dalle famiglie che ripetevano allo sfinimento: "Ma di tutti i posti, proprio lì?". 
Una sera dissi ad A.: " Senti vogliamo andare a goderci le nostre vacanze, a rivedere i luoghi della tua infanzia e a toccare con mano come sta Bruxelles, oppure vogliamo farci fermare da questi assassini?". 
Lui rispose subito: "La prima.". Non ne parlammo più: ormai era deciso si andasse a Bruxelles. 
Siamo partiti da Roma in una calda mattina di metà aprile, il viaggio è stato piacevole e senza intoppi, del resto il volo è piuttosto breve. La prima cosa che ho imparato dei belgi è che non sanno guidare. Usciti dall'areoporto abbiamo preso un autobus per arrivare in hotel e, vi assicuro, io non ho mai mai patito nessun mezzo di trasporto ma da quello ne sono scesa con lo stomaco rivoltato... Nell'attesa di trovare un taxi che ci portasse per l'ultimo piccolo tratto in hotel, ci siamo dati un'occhiata in giro ma molto breve perchè tirava un forte vento freddo e noi ne venivamo da temperature di tutt'altro genere. Mia suocera ricordava bene il clima di Bruxelles, avrei dovuto ascoltare lei e non A...
La mia scoperta di Bruxelles ed il ritorno all'infanzia di A, ebbe inizio il giorno dopo. Credo di aver visitato davvero moltissimo, girovagando per le strade senza meta, oltreché le normali attrazioni turistiche come l'Atomium, Palazzo Reale, il Parlamento Europeo, etc... Ma io ero interessata alla gente, come sempre quando viaggio. Bruxelles, facile immaginarlo, è una città multiculturale, con un'altissima presenza di musulmani perfettamente integrati. Ricordo che ci fermavamo sempre in un negozietto che faceva kebab e altre pietanze, per comprare acqua e bibite per rifornire il frigo della nostra stanza. Erano sempre cordialissimi e il loro piccolo locale sempre pieno. C'è una grande comunità italiana in città e mi divertivo sempre da matti a notare come ci riconoscessero a distanza. Ogni italiano sapeva che noi lo eravamo ancor prima di proferire parola. I belgi, invece, sono persone garbate, gentili e disponibili. Con chiunque abbia avuto a che fare, mi sono trovata a mio agio e hanno fatto di tutto per metterci a nostro agio, o fornirci indicazioni. Anche se trovare un belga puro, per tratti somatici, è una vera impresa con la mescolanza di razze che c'è. Ovviamente sono ironici, sarcastici ed irriverenti come il simbolo della città, il Manneken Pis.



Foto: pAnaMa


Bruxelles profuma di cioccolato, di pan brioche appena sfornato, di saponi dai mille profumi e colori negli scaffali di un negozio che a Lush non lo vede neppure. Puzza Bruxelles: di urina nelle scale dell'uscita della metro o dei tram, di alcol lasciato lì dai senzatetto che cercano riparo, di caffè rovesciati da persone che corrono al lavoro. Ma non è sporca, no. E' una città ben tenuta, amata dalla sua gente, rispettata. Camminando per le strade, mi rendevo conto di quanto la nostra mentalità sia ancora indietro: coppie miste, donne bellissime con meno belli e viceversa, grassi con magre, magre con grassi, coppie omosessuali che si baciavano senza problemi per strada (baci a stampo non pensate a chissà cosa), tutto era assolutamente normale e nessuno si fermava a fissare,  a commentare. In Italia apriti cielo! 


Foto: pAnaMa
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Nei giorni in cui ho soggiornato a Bruxelles, la città era militarizzata, ovviamente. Però meno di quanto mi sarei aspettata prima di arrivare. Ho visto militari solo in luoghi strategici e non ad ogni angolo di strada o luogo turistico. Ogni volta mi prendeva una stretta al cuore perchè mi ricordavo di cosa fosse successo solo poche settimane prima...
Un giorno ho chiesto ad A. di andare a Maelbeek, alla stazione della metropolitana dove è scoppiata una delle bombe di quel maledetto 22 marzo. Lui mi ha guardata e mi ha chiesto come intendevo arrivarci. Ho risposto: "Con la metropolitana. Voglio fare quel tragitto.". Non era turismo macabro il mio. Volevo provare a "sentire". E' stata un'esperienza molto forte per me. Siamo saliti sulla metropolitana normalmente frequentata e funzionante. Ovviamente la fermata di Maelbeek era chiusa ma passando ho potuto vedere tutta la polvere, i calcinacci e il disastro lasciato dall'esplosione. Ho guardato le persone con me ed è stato uno dei pochi momenti in cui le ho viste senza sorriso, qualcuna con lo sguardo basso, quasi a non voler vedere, a voler rimuovere quel passaggio veloce nella fermata dell'orrore. Io sentivo i brividi. Siamo scesi obbligatoriamente alla stazione di  Schuman che dista forse un minuto da Maelbeek. Una volta all'aria aperta, ci siamo accorti di come Schuman fosse il vero obiettivo del terrorista.  Schuman serve il quartiere europeo ed è adiacente alla sede della Commissione europea e ad altri uffici del governo centrale d'Europa. Cosa ha distratto, spaventato, o fermato il terrorista non lo sapremo mai. Cinque minuti a piedi ed ecco le transenne i fiori, i pensieri ed i ceri per terra in onore delle vittime di Maelbeek. Non sono riuscita a fermare il nodo in gola. Mi sentivo pervasa da tanti pensieri, dall'orrore di ciò che siamo in grado di farci gli uni con gli altri, mascherando tutto da guerra di religione. Mi ha fatto male, mi ha colpita come un schiaffo. Sono stata a lungo in silenzio mentre camminavamo, allontanandoci da Maelbeek. Anche A. era silenzioso. Cosa vuoi dire alla fine? L'orrore è fin troppo evidente per poterlo commentare. 
Due giorni dopo, quasi per caso, siamo finiti a Place de la Bourse. Il colpo d'occhio è stato più che altro un colpo al cuore. Una distesa enorme di fiori, pensieri, peluches, lumini a memoria di tutti i caduti degli attentati, Zaventem compresa. La piazza era frequentatissima, c'era un ragazzo che suonava il violino al lato della piazza e militari con tanto di mitra che giravano avanti e indietro senza sosta. 

Foto: pAnaMa
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Foto: pAnaMa

Ammiro i cittadini di Bruxelles perchè sono andati avanti con forza ed immutato entusiasmo, riempiono i locali a tutte le ore, la città è incredibilemente viva. Li ammiro perché, nonostante siano stati feriti vigliaccamente da assassini senza scrupoli, nella loro città e per la prima volta in vita mia, ho respirato l'atmosfera del "sogno europeo", quel sogno con cui è cresciuto A. e che a me sembrava sempre una cosa così lontana. A Bruxelles è reale, lo respiri e lo vivi. E questo è ciò che mi sono riportata a casa.

Commenti

  1. Bello scritto, vivo, reale e soprattutto appassionato. Ciao M & A

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    1. Grazie mille per il commento positivo! Sono contenta che le mie sensazioni ed esperienze ti siano arrivate. A presto!

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  2. Un resoconto perfetto, una descrizione appassionata e calda da cui scaturisce un' immagine viva della città. Lontana dall'immaginario collettivo di città fredda e asettica che normalmente i media ci restituiscono,
    a causa della sua centralità politica in Europa. Qui traspare la meraviglia di scoprirla diversa, con un anima vibrante e calda fatta di persone che portano avanti il loro quotidiano. Brava, viene il desiderio di visitarla!
    Angelo

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    1. Ti ringrazio molto per il tuo commento. Hai colto esattamente lo spirito del post e ciò che volevo comunicare. A presto!

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  3. Non conosco Bruxelles e neppure i Belgi,ma ho ritrovato il tuo calore ,la tua anima e la tua intensità nella descrizione che ho appena terminato di leggere.

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    1. Grazie mille! Per me è un grande onore averti qui.

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  4. Bello ! Come pensavo .. Ti seguirò assiduamente

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