Come diamanti su velluto nero




E' notte e, come nelle ultime settimane, l'insonnia non mi dà tregua. Mi sveglio da quella sorta di torpore in cui cado per brevi mezz'ore frammentate durante la notte, con la bocca secca, le labbra che tirano nonostante il balsamo che applico ogni sera prima di dormire. Allungo la mano verso il telefonino: sono le 2. Eva dorme sul suo cuscino, ha il respiro pesante, profondo. L'accarezzo sulla testa ma non si desta, continua a dormire profondamente anche del mio sonno. A. è accanto a me, dorme anche lui profondamente, emana calore e, come sempre, è mezzo scoperto. Decido di alzarmi dal letto, piano come un gatto, in modo da non svegliare nessuno dei due. Scivolo in cucina, guidata solo dalla luce del telefono. Apro il frigo e prendo da bere, in realtà vorrei un mojito, ma alle 2 del mattino non mi pare un'idea sensata. Perciò ripiego su un succo di frutta biologico alla pesca, ne verso un enorme bicchiere e ne bevo immediatamente due sorsi abbondanti. Non ho voglia di tornare a letto, tanto non dormirei. Prendo la mia giacca con il cappuccio, la infilo ed esco in giardino, fra le mani il mio salutare bicchiere di succo bio, anche se ancora vorrei un meno salutare mojito. 
L'aria è decisamente fresca, mi siedo sul dondolo e tiro su il cappuccio sulla testa. Mi guardo intorno, tutto è tranquillità e silenzio, l'unico rumore è quello di Fulmine che torna da chissà quale scorribanda e si accuccia su una sedia vicino a me. Lo guardo e sorrido. A volte, vorrei avere la sua semplicità di vita: bisogni semplici, bere, mangiare, accoppiarsi, dormire. Istinto e nient'altro lo guida. 
Eppure, in tutta la sua indipendenza, anche lui cerca il contatto della mia mano, una coccola, un gesto d'affetto, la mia voce che gli sussurra parole sciocche e coccolose. Si addormenta quasi subito Fulmine ed io resto sul dondolo ad ascoltare il suo respiro regolare. Continuo a bere e mi guardo intorno, mi sento al sicuro in questo piccolo giardino che sta diventando il mio rifugio in questo primo scampolo di primavera ortana. E poi alzo lo sguardo al cielo: c'è uno stellato incredibile questa notte e mi viene da chiedermi quante persone stiano guardando le stelle come me in questo momento. Il cielo è così scuro che sembra velluto nero e le stelle tanti diamanti scintillanti che fanno mostra di sè.  
Uno spettacolo che mi illudo essere tutto per me, ma invece è per chi, come me, non riesce a dormire, per chi si sente ad un bivio, per chi desidera un cambiamento. 
Per chi sente che la sua vita gli va stretta ma non ha il coraggio di cambiarla ed affoga quotidianamente in un mare di insoddisfazione e frustrazione. 
Per chi ha perso qualcuno e per chi, invece, ha incontrato una persona che, per un pezzo di strada o magari per sempre, cambierà la sua esistenza. 
Per chi si affaccia alla vita e per chi l'abbandona. 
Per chi sta facendo l'amore sotto questo velluto, assaporando ogni istante, ogni sensazione, ogni onda di piacere, il sapore della pelle dell'altro.
Per chi si strugge nella lontananza di chi ama che sia il proprio amore o la propria famiglia.
Per chi sogna di rivedere il cielo della sua terra e non quello di un' altra città.
Per chi sogna cieli lontani per fuggire da dove si trova, credendo che mettere chilometri fra sè ed i guai li annulli in un secondo.
Per gli adolescenti tormentati dai primi amori e da problemi più grandi di loro, perchè, oggi più che mai, quella fase della vita è terribilmente problematica e faticosa.
Per i genitori di questi adolescenti che vivono con un senso costante di inadeguatezza e di paura di non star mai facendo abbastanza, quando invece fanno molto più di tutto.
Per chi dorme per strada perchè non ha un luogo dove andare o, magari, per scelta. E immediatamente  penso alla mia senza tetto sul 766 che gira da un posto all'altro con la sua solitudine, i suoi vestiti sudici e malconci, i suoi cartoni di tavernello rosso e la copia dell'Ulisse di Joyce. 
Per le donne incinte che contano le ore che le separano dal poter abbracciare il proprio figlio e nascere a loro volta madri. 
Per le donne che ai figli hanno dovuto rinunciare, con dolore, vivendo quotidianamente una ferita profonda.  Per le donne obbligate ad abbozzare sorrisi alla domanda più stupida ed inopportuna del mondo: "Quando fai un bel bambino?".
Per coloro che subiscono violenza che sia fisica o psicologica e non riescono a scappare da quel rapporto tossico.
Per il disillusi, i cinici, per coloro che non credono più che sia possibile ritrovare serenità.
Per chi è stato ferito, abbandonato, tradito. 
Per chi ha ferito, abbandonato e tradito. 
Per chi guarda al cielo pregando Dio e per chi Dio lo bestemmia urlando contro quello stesso cielo. Come se Dio prendesse alternativamente e continuamente una carezza ed una sberla. 
Per i tossicodipendenti che, sotto questo velluto, si spareranno l'ennesima dose, dicendosi che è l'ultima ma sapendo che non lo sarà. L'ennesima bugia per affrontare la debolezza.
Per chi guarda il cielo contando i minuti che lo separano dall'alba, perchè domani è il giorno del riscatto, di un traguardo, o di una nuova possibilità. 
Per i padri che non vedono i loro figli e li sognano ad occhi aperti. 
Per coloro che si svegliano in preda all'ennesimo incubo, o inondati  dall'ispirazione per un nuovo progetto.
A pensarci bene, dobbiamo essere proprio in tanti, questa notte, a guardare questo cielo, almeno uno per ogni stella. Mi piace pensare che ognuno di quei diamanti appesi rappresenti uno di noi e dovremmo ricordarci che siamo tutti pietre preziose, chi grezza, chi tagliata, chi pura rarità. 
Non dovremmo dimenticare mai il nostro valore, i nostri obiettivi, i nostri tormenti, le nostre fragilità. Non dovremmo mai dimenticare la nostra completezza di esseri umani, il nostro vero potenziale che sta proprio nei sentimenti, nella capacità di donare e donarci in molte forme diverse, nella capacità di scegliere e di rischiare. Ed invece, spesso, ce ne dimentichiamo e gettiamo via il nostro talento, il nostro essere preziosi in un continuo turbinio di autolesionismo e disistima.

Fulmine apre gli occhi, scende dalla sedia, salta sulla sua cuccia e, prima di rintanarsi dentro, mi guarda un istante ed emette un piccolo miagolio. "Sì, hai ragione" penso "è ora di tornare in casa, di riprendere il mio posto nel mio letto caldo e di riposare gli occhi, almeno per qualche ora." 
Il succo è finito ed io sono più tranquilla senza nemmeno sapere il perchè. 
Dò un ultimo sguardo al velluto nero e ai suoi diamanti e poi mi richiudo la porta alle spalle... All'alba inizierà un nuovo giorno di scelte, di ritorni e di partenze. Un nuovo giorno da vivere.












Commenti

  1. mi ritrovo in quasi tutti coloro che guardano le stelle, anche se non soffro d'insonnia!
    (quando torni? tutto bene?) :-)
    MC

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    Risposte
    1. Ciao MC, che bello leggerti qui! Oggi mi hanno detto che dovrei essere libera lunedì finalmente. Diciamo che ho avuto un bell'impiccio che ha faticato un bel pò a stabilizzarsi... Ti racconto quando ci vediamo. A presto! MG 😊

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